L’India
L’India si fonde con l’immaginazione, con il mistero di una civiltà antica e lontana, le forme si sciolgono nei bagliori degli orizzonti, perché nel pensiero di noi occidentali ogni frammento di quello sterminato continente, ogni odore, colore, ogni voce, suono, rumore appartengono alla favola, dove la miseria non è soltanto dolore, ma addirittura scelta di vita, dove la carne dell’uomo sembra impastarsi con la terra antica come la memoria, e la storia è liquida perché scorre lungo i grandi fiumi, la magia è favola, lo sguardo è lo specchiò di un'anima che custodisce millenni di immutabile emozione. [...] L’India è il paese dei colori, degli odori, dei profumi. [...] Sprigiona note da strumenti sconosciuti, offre cibi aspri come la vita, ma riesce ad essere anche l'emozione di un santone in estasi, o di un serpente incantato da melodie misteriose.
È forse questa l 'India che ho cercato nella vita di pellegrina nel mondo, con l'intensità della curiosità di chi ha bisogno di sapere? [...] In India non bisogna soltanto guardare, ma immergersi nella sua realtà con ogni senso: la vista per rimanere incantati, l'olfatto per impossessarsi di ciò che la natura offre e per capire che cos'è la miseria in questo angolo del mondo; l’udito per ascoltare ad occhi chiusi la folla, i mercati, il traffico, le cerimonie religiose, le musiche, i canti; il tatto per sfregare tra le dita le sete dai mille colori abbaglianti, i nodi dei tappeti, i pizzi dei bassorilievi dei monumenti, i petali dei fiori, l'erba, il muschio; il gusto per assaporare la cucina inaspettatamente creativa come poche al mondo, i dolci, le bevande regionali, ma soprattutto il tè.
Ma è finalmente questa l'India? È tutto qui ciò che si deve aspettare un viaggiatore non distratto? No, l'India è uno dei paesi proiettati con vigore impensabile verso il futuro. Una parte cospicua degli indiani ha già varcato le soglie dei nuovi scenari della tecnologia. E il paese dell'informatica, delle scienze, dei laboratori di ricerca. E’ il paese che è stato capace di metabolizzare, in pochissimi anni, millenni di intransigente tradizione con il futuro! [...] Ne ho riportato testimonianze meravigliose e sconcertanti, che a volte mi appaiono incredibili, nel mondo consumistico e materialistico quale quello che viviamo; per cui non credo che le idee, espressione di questo mondo, siano eterne. Credo fermamente che il futuro del mondo continuerà a custodire molti dei segreti che appartengono all'anima dell'India, nati nel profondo delle sue radici, così radicate nella storia da incontrare l'uomo impegnato a imparare ad alzare la schiena.
Maria Luisa Gaetani d’Aragona
Fotografa
Cosi’ è nato Samdhya
Da piccola sognavo l'India e imparai a conoscerla attraverso racconti di Maharaja, dei loro palazzi con soffitti fatti di piccolissimi specchi che al riflesso delle candele sembravano notti stellate al chiaro di luna. Immaginavo un paese di favole, dove il tempo passava fra l'estate, la stagione delle piogge, l'autunno, l'inverno, la stagione della rugiada, e la primavera. Un paese dove la polvere della strada ha il colore dello zafferano, i boschi sembrano tutti di brace, dove il fango fiorisce e i fiori marciscono galleggiando assieme ai cadaveri. Sognavo giardini come tappeti ricamati, con piccole piante sempre in fiore, magnifici e decorativi. Bellissimi giochi d'acqua profumata di gelsomino, profusioni di odori suntuosi e caldi come il sandalo. Aprivo il mio cuore come un fiore di loto per comprendere tante meraviglie. Sognavo con la fantasia di una bambina di volare sulle ali di farfalle gigantesche, coloratissime, in un mondo di splendide sfumature artistiche, tutto come visto attraverso un grande caleidoscopio.
Da giovane continuavo a sognare, guardando i riflessi del mio brillante Golconda. Fin dai primi viaggi in India mi sono sentita una di loro; è stato come percorrere un paese conosciuto da sempre dove si ha la sensazione che da allora tutto è uno, e l'uno è una fiamma che brucia da secoli. Sorridevo a uomini con barbe bianche e turbanti, aspiravo il profumo del curry e delle spezie, curiosavo fra mercati affollati... Mi affascinava il Taj Mahal e la sua storia d'amore. Le donne con i sari tinti di rubino e altre armoniose combinazioni di colori. La grazia dei loro movimenti, la loro dignità e il mistero che fa brillare anche le più povere d'una rara luce e bellezza. Sognavo lavanderie con panni stesi su un filo di speranza sorretto nel futuro. Sogni, leggende, realtà, contrasti! Villaggi e palazzi di lapislazzuli che si confondono con il cielo! Benares, avvolta nella bruma, come un quadro di Turner. La povertà, i bambini scalzi e nudi che trasformano la spazzatura in giocattoli, gli ammalati, la fame... Qui il sogno diventa un incubo, ma io continuo a sognare mucche intoccabili e variopinte, orsi ballerini, tigri bianche e serpenti incantati. Intravedo Madre Teresa di Calcutta e Gandhi coperto da un lenzuolo bianco nel freddo della notte.
Il sogno si fa profondo e vedo l'India della contraddizione perpetua: i più poveri di una volta e i più ricchi di oggi, la fame che brilla negli sguardi e pietre preziose esibite come caramelle, tuguri e palazzi, analfabeti e scrittori eruditi, ignoranza diffusa e grandi ricercatori, le acque infeste del Gange che purificano corpo e anima; tutta una meravigliosa, tragica e folgorante contraddizione. Il "clic" di una macchina fotografica mi sveglia da un sogno che non è più un sogno, da un incubo che è una realtà.
Con gli occhi e il cuore, come illuminati da un lampo, mi appare un paese che corre veloce al galoppo delle tradizioni che nonostante il progresso rimangono intatte. Marilù Gaetani ha voluto continuare questo sogno fotografando, con sensibilità e pazienza i ricordi dei suoi viaggi. Sono fotografie eloquenti che testimoniano la sua arte. Ah l'India! L’India che è nel sogno di ogni persona che abbia mai sognato. Così è nato Samdhya, una raccolta di fotografie e pensieri piena di emozioni, che ci apre la porta dei sentimenti.
Marisela Federici
Curatrice del catalogo e della mostra di Maria Luisa Gaetani D’Aragona