

Carlo Alberto di Savoia - Carignano è figlio di Carlo Emanuele sesto principe di Carignano e di Maria Cristina Albertina Principessa di Sassonia Curlandia, (Dresda 7-12- 1779 - Superga 24-11-1851, figlia di Carlo Cristiano principe di Curlandia e della Contessa Francesca Krasinska).
Durante il periodo francese i Savoia Carignano aderiscono al nuovo governo che tuttavia impone il loro trasferimento, nel 1799 a Parigi.
La residenza francese di Carlo Alberto prosegue anche dopo la morte del padre nel 1800, orfano a soli due anni rimane sotto la tutela della madre a Parigi dove compie i primi studi e dove ha modo di frequentare personaggi di pensiero liberale.
Il ramo Savoia Carignano, diversamente dal ramo principale della dinastia, frequenta abitualmente intellettuali e ambienti in cui fervono idee illuministe. La madre donna d’ingegno non comune, colta e decisa che sa adattarsi ai tempi, con simpatie religiose riformate non incontra le simpatie della corte.
Il giovane principe nel 1810 è nominato da Napoleone conte dell’Impero.
Dopo le nuove nozze della madre si trasferisce a Ginevra dove studia in un collegio calvinista e poi nel collegio militare di Bourges.
Con la caduta di Napoleone è accolto da Luigi XVIII alle Toileries, e ottiene da Vittorio Emanuele I il permesso di rientrare in Piemonte, senza la madre alla quale è interdetto l’ingresso nel regno di Sardegna.
Carlo Alberto vede sul trono uno dopo l’altro i tre figli di Vittorio Amedeo III, rispettivamente Carlo Amedeo IV, Vittorio Emanuele I e Carlo Felice.
Dopo la restaurazione della dinastia sabauda, nel 1814, Carlo Alberto rientra a Torino assume il ruolo di erede al trono, non essendovi discendenza maschile nel ramo principale della famiglia.
Nel 1817 Carlo Alberto sposa a Firenze (30-9-1817) in Santa Maria del Fiore Maria Teresa d’Asburgo-Lorena (Vienna 21-3-1801-Torino 27-12-1855) Principessa di Toscana e Arciduchessa d’Austria, (figlia di Ferdinando III Granduca di Toscana e di Maria Luisa di Borbone Principessa di Napoli e Sicilia) dalla quale ha tre figli: Vittorio Emanuele (1820-1878) suo successore, Ferdinando 1° Duca di Genova (1822-1855) e Maria Cristina (1826-1827).
In seguito ai moti del marzo 1821, dopo l'abdicazione di Vittorio Emanuele I, e la lontananza da Torino del nuovo re (Carlo Felice), Carlo Alberto assume la reggenza.
Il 14 marzo concede agli insorti la costituzione di Spagna con la riserva dell’approvazione di Carlo Felice, ma subito è sconfessato dal sovrano ed è costretto ad andare in esilio in Toscana, dove vive con la famiglia per quasi tre anni presso il Granduca suo suocero. Dopo aver partecipato alla repressione dei liberali spagnoli insorti, e l’impegno a non modificare il regime assolutista del Piemonte, nel 1831 con il conferimento del titolo di Altezza Reale è riconosciuto legittimo erede al trono.
Di carattere timido, poco incline alle dimostrazioni d'affetto, intelligente e colto, dedica molte ore allo studio e alla lettura.
L'ambasciatore francese Barante nei suoi Souvenirs lo descrive come "un carattere triste, sauvage, inquieto, diffidente, non cattivo; attende agli affari senza entusiasmo, non vede nessuno, non va in nessun luogo; è un solitario chiuso nella cornice del cerimoniale.
Carattere chiuso, nulla di gioviale, di aperto; fugge nella conversazione pur essendo amabile, il suo sorriso è melanconico ".
Nel suo stesso animo, come nelle sue azioni, fu sempre tormentato dai dubbi e dall'indecisione, tanto da essere soprannominato "l'italo Amleto".
Alla morte di Carlo Felice il 27 aprile 1831 gli succede al trono. Severo e reazionario, nel punire ogni tentativo di rivoluzione liberale, innovatore nel risanare le finanze, nel promuovere lo sviluppo economico dello Stato, favorisce lo sviluppo dell'agricoltura e del commercio, promuove riforme amministrative che mirano a rafforzare lo Stato e a renderne più moderne le strutture.
In continua tensione tra i due partiti opposti, quello dei conservatori, e quello dei riformatori non riesce comunque a raggiungere soddisfazione di alcuno.
Promotore della cultura e delle arti, rinnova gli Ordini cavallereschi, fonda l'Ordine Civile dei Savoia, aiuta la Chiesa, nel 1832 istituisce la “Giunta di Antichità “ e la “Società Promotrice di Belle Arti”.
Nel 1848, l'anno in cui la dinastia sabauda si pone a capo del movimento unitario italiano, concede la libertà di culto ai valdesi e lo Statuto Albertino.
Spinto dall'entusiasmo popolare e per controbilanciare le aspirazioni repubblicane presenti in settori influenti dei patrioti, dichiara guerra all'Austria iniziando le guerre risorgimentali per l’indipendenza italiana.
Dopo le vittorie di Goito e Pastrengo è sconfitto a Custoza e a Novara (il 23 marzo 1849).
Dopo la disfatta di Novara abdica in favore del figlio Vittorio Emanuele (23-3-1849) e va in esilio a Oporto (Portogallo) dove muore pochi mesi dopo.
Nel 1849 dopo la morte della regina Maria Cristina di Borbone Napoli (vedova di Carlo Felice) eredita il castello di Agliè per il figlio secondogenito Ferdinando di Savoia 1° duca di Genova.